Incontri di discernimento e solidarietà
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25 febbraio 2012

Laicità

Riflessioni sul punto 5 della traccia di Pio

Dopo aver recitato la sequenza allo Spirito Santo, Alberto introduce l'incontro leggendo il testo di Pio sulla laicità (punto cinque della traccia proposta da Pio, che resta il suo ultimo scritto). Chiede poi a Giulio di introdurre la riflessione.

Giulio: Questo testo esprime in modo compiuto la visione di Pio sulla politica. Il tema è di estrema attualità vista la crisi che viviamo nella politica. Si parla di scomparsa della politica, di delega della politica ad altri. Di distacco dalla politica. Solo l'8% delle persone ha fiducia nei partiti secondo un sondaggio di questi giorni.

Il pensiero di Pio immediatamente ci porta altrove. Segnalo il testo di Giorgio Marcello sulla formazione di una coscienza politica. E' il commento più approfondito che si possa fare a questo punto 5 della traccia di Pio sulla laicità. In Pio c'è quasi una identificazione fra impegno politico, profezia e vita cristiana, C'è da convertirsi al Vangelo nel concreto della vita, nella convivenza di fraternità. Personalmente ho sempre avuto delle riserve su come Pio /Castelli/Stancari e Corradino hanno definito la laicità. Personalmente ho fatto politica a livello di base (di sezione) e ho trovato quasi sempre inutilizzabile questa definizione.

La laicità è una presa di posizione culturale -politica ed etico-spirituale rispetto alla realtà; il primo passo della laicità è mettersi in discussione: nel linguaggio di Dio questo significa conversione.

Un altro punto che ho sempre trovato problematico è una apparente diversità di Pio e Corradino sul "potere". Per come Pio parla del potere c'è praticamente un invito ad astenersi dal fare politica attiva. A Pio non interessava quanto gli raccontavo del mio impegno politico, interessava più a Corradino.

I modelli di impegno politico per Pio erano Aldo Moro, Dossetti, Lazzati.

La laicità è difficile ed è una cosa da conquistare ogni giorno, contrastando ogni forma di dogmatismo e integrismo. In un impegno politico attivo questa esperienza va tradotta.

Sul potere la differenza fra Pio e Corradino è: Padre Saverio Corradino sottolinea da parte sua che il potere è positivo perché parte da Dio, ce lo ha Dio; è totalmente rovesciato rispetto a quello che vediamo nel mondo. Per Pio invece il potere è un pericolo, un ostacolo.

Il potere dell'uomo è quello che schiaccia il fratello, il potere di Dio è quello che libera. L'aspetto affascinante della prospettazione di Corradino è che il potere che ci seduce non è potere, è uno scadente surrogato del potere vero di Dio.

Alla fine però Pio e Corradino , pur partendo da impostazioni diverse, si trovano d'accordo.

Nella definizione di laicità proposta vi è una critica alla concezione di autonomia della politica dalla fede e dall'etica (cfr. testo di Giorgio nell' Allegato 1)

Pino M: Ho trovato difficoltà ad avvicinarmi a questo tema per la terminologia che si usa. "Profezia", cos'è la profezia del popolo di Dio sul mondo? Ci sono termini che vanno esplicitati.

Franco: Parto da questa domanda, che rappresenta il bandolo della matassa, ma prima sento il bisogno di fare una riflessione dopo 20 anni di esperienza alle Acli e di vicinanza con Pio. Laicità è la qualità dell'essere un popolo cristiano; è il modo in cui riusciamo ad essere popolo di Dio. Non è un concetto etico né giuridico. Io sono autenticamente laico se vivo una vita cristiana alla sequela di Cristo. Io la percepisco così. E' evidente che vivo la mia laicità nel modo in cui vivo la mia vita di fede. Ma questo non può essere "schiacciato" sull'esperienza politica di tutti i giorni. Mi è chiesto di esercitare la profezia sul mondo e questo significa discernere quanto accade nel mondo ed essere profeti.

Nella storia della Chiesa ci sono due correnti: una olistica, che si sostanzia in un cristianesimo che guarda come Teilhard de Chardin ad una dimensione cosmica del cristianesimo dove tutto si muove verso il punto "omega" che è Cristo re dell'universo; un'altra si attiene più alla particolarità e alla drammaticità dell'essere cristiano in una visione più personalistica dell'evento cristiano.

Queste due visioni, questi due aspetti non si incontrano mai, ma sono complementari fra loro. L'esperienza cristiana si incentra in tre dimensioni: incarnazione, trasfigurazione, croce. Teilhard de Chardin nette insieme le prime due. L'altra scuola prende la croce e lascia sullo sfondo l'incarnazione; invece proprio l'incarnazione è il luogo della laicità.

Serve un cristianesimo che metta insieme tutti e tre queste dimensioni, perché incarnazione vuol dire messere pienamente uomo e amare fino a donare la propria vita per gli altri ad imitazione di Cristo. E' vero che il cuore dell'uomo è incline al male, ma opera anche il bene. Il laico cristiano è incarnato nella storia (la Chiesa non è di questo mondo, ma solo agendo nel mondo si realizza il regno ).

In questa dimensione è evidente che un credente non può stare in politica a prescindere dalla fede e dai valori etici. Dossetti sosteneva ad esempio che a un credente è dato di stare in politica solo in casi straordinari e per brevi tratti. Nel mio piccolo : se stare in politica mi porta a tradire il bene comune , allora mi devo trarre da quell'esperienza. C'è una laicità cristiana che deve fare i conti con la laicità democratica : non posso portare nel dibattito la mia visione, la mia verità come assoluta. Non è tanto la difesa della propria coerenza personale, ma il sentire di essere servo inutile che mi deve guidare nelle scelte.

Era un limite di Pio quello di pretendere di convertire anche le strutture oltre alle persone? In realtà Pio non ha mai assunto questa posizione.

Si può fare una distinzione fra potere e potenza: la potenza è vitale, è l'esprimersi di una forza positiva, se regolata. Il potere è il modo in cui si struttura e regola la potenza che può diventare struttura di peccato nella vita civile come nella stessa chiesa. Quando la potenza è regolata per il bene di tutti, allora è potere buono e si contrappone con il potere ingiusto che schiaccia l'uomo (è l'alienazione di cui parlava Giovanni Paolo II)

Pino M: Ma il concetto di bene come deve confrontarsi/assumere le esigenze di carità?

Liborio: La riflessione sulla laicità che Pio ha condotto da anni ha come radice la coscienza personale (vedi libretto sulla Coscienza politica). Vi sono due concezioni errate della laicità: una all'interno della Chiesa, quando si separa la gerarchia dal popolo di Dio (clericalismo), l'altra all'esterno che è la concezione di laicità in antitesi ad una visione di religione, di fede; una visione per la quale ancora oggi vengo messo da parte perché caratterizzato come "cattolico", come portatore di una visione cattolica. L'intolleranza nasce dal considerare estranea ogni visione religiosa. Deve nascere una visione rinnovata sia nella Chiesa sia nella realtà esterna. Questa visione di laicità rinnovata parte dall'ascolto della Parola, del magistero, dei poveri, ma nella realtà storica in cui viviamo. MA per tutti occorre un ascolto della realtà, superando la presunzione di dire senza ascoltare. Questo rappresenta il discrimine nella democrazia do ve tutti siamo chiamati a partire dagli ultimi.

Dietro le posizioni politiche ci sono precisi interessi che dobbiamo anche come cristiani dobbiamo cercare di conoscere e denunciare. Quando si fa riferimento ai "mercati" come soggetto neutro è bene domandarsi che e che cosa ci sia dietro.

Usiamo la nostra ragione alla luce della fede per evitare passi falsi, senza pretendere di sapere tutto. Una ragione consapevole dei propri limiti è già una cosa grande.

Pio parlava di blocchi culturali che impediscono all'interno della Chiesa di vivere la laicità come espansione della vita di grazia nell'esperienza umana. L'altro blocco esterno è una visione della laicità in contrapposizione a Dio.

Mi pongo alcune domande: come educare alla laicità? Come aiutarci a metterci su questa strada? Attraverso quali cammini?

Bisogna iniziare a demolire la presunzione che si riscontra anche nell'esperienza educativa dei ragazzi, quella di voler capire senza imparare ad ascoltare. L'atteggiamento deve essere di dialogo, di confronto con l'altro.

Soana: Volevo riprendere la definizione perché non completa: laicità come profezia del popolo di Dio sul mondo, come responsabilità dei credenti in Cristo, attesa operante di resurrezione. La definizione va ripresa tutta intera. La vita di Pio è qui dentro. Ci troviamo dentro la scommessa della vita di Pio che ha proposto anche a noi. Responsabilità vissuta in attesa operante della resurrezione. E' un agire, un assumersi responsabilità.

Attesa operante come lotta all'idolatria. Non può esistere per un cristiano una politica che non sia informata a questa esperienza di laicità. L'esercizio della critica e del dialogo, orientato all'intesa è il modo per vivere la laicità. Oggi in politica c'è molta più volontà di lavorare sulle identità e sui blocchi (compreso nella Chiesa), volontà di lavorare sulla separazione piuttosto che sui problemi.

I temi della responsabilità dei credenti e la volontà di operare per la resurrezione è messo da parte.

A questo punto Alberto legge alcuni passi di un intervento di Mons. Jacques Noyer apparso su Koinonia di gennaio 2012 sul tema "Annunciare il Vangelo in una società laica", che proponiamo nell'allegato 2.

Pino B: oggi si sente parlare sempre più spesso di "annuncio" di "missione", è nato anche il nuovo dicastero per la nuova evangelizzazione. Chiedo a Liborio che ne faceva cenno se può dire qualche parola in più nel merito.

Liborio: La missione sembra compito della gerarchia, ed invece riguarda tutta la Chiesa, il popolo di Dio tutto intero. Io sono responsabile dell'annuncio in quanto battezzato. Quindi la vita cristiana nella sua piena espansione diventa annuncio con diverse sfaccettature. Questa dimensione missionaria della vita cristiana avviene "attendendo operosamente la resurrezione, vivendo la grazia di Dio nella storia.

La nuova evangelizzazione di cui si parla non può essere solo organizzazione.

Alberto: Due osservazioni- Convertirsi nel concreto dell'impegno di costruzione della polis. L'insegnamento di Pio è rivolto a tutti. M è un impegno, una responsabilità in primis per chi si dice cristiano, perché la laicità non è separazione fra fede e politica. Giulio parlava di un Pio che privilegiava la vita monastica (vedi esperienza di Dossetti), in realtà le scelte dei consacrati sono le scelte di tutti i battezzati: la fuga non è dal mondo ma dall'idolatria. Siamo alla ricomposizione della visione di Corradino e di Pio, Laicità come cammino di tutti i battezzati.

Francesco: Ho ascoltato con attenzione il problema del confronto con chi non si considera cristiano e rifiuta persino l'ascolto del concetto di laicità che può avere un cristiano, così come lo ha elaborato Pio. Questo problema si ricollega al problema del potere: questa grossa opposizione, questa incapacità di dialogo c'è quando ci sono i due gruppi di potere che si scontrano con una collisione inevitabile. LA capacità di entrare in dialogo è possibile quando entrambi riescono a uscire fuori dalla mentalità del potere immedesimandosi nel concetto di potenza di Dio , che è misericordia, che libera. Questo vale per noi e per l'altro allo stesso tempo.

Giulio: così questa profezia è la domanda di Pino M. La profezia è vedere una realtà già in atto, che altri non vedono, grazie alla lettura del vangelo. Noi in politica dovremmo essere profeti di quella concezione di potere di cui ci parla Corradino, spiegando che il potere degli uomini è uno scadente surrogato. L'utopia e la profezia non sono la stessa cosa: profezia è una realtà che c'è ma che non si vede se non con gli occhi delle fede.

La potenza che ha il bene, la donazione di sé, è evidente. E' potenza disciplinata dall'amore regolata dall'amore. Qui c'è di mezzo la felicità autentica. Una questione cruciale è come si può organizzare una educazione alla laicità. Diventa cruciale uno sforzo collettivo per cambiare le cose oltre che pregare su questa realtà. In politica si parla di formazione, ma se ne fa poca perché c'è differenza in quanto una formazione autentica può cambiare gli assetti di potere.

Antonio: Anch'io ho condiviso le perplessità espresse all'inizio da Pino Macrini sulla difficoltà a capire fino in fondo i temi della ricerca di Pio con gli amici gesuiti come , per esempio, il concetto di laicità come profezia del popolo di Dio sul mondo. È anche vero che spesso la superficialità, la distrazione prevalgono e ci tengono lontani dalle cose davvero importanti.

Mi colpisce, comunque, il fatto che i temi centrali della ricerca di Pio ( con Corradino, Stancari , Castelli e tanti altri) hanno fatto e fanno fatica ad entrare soprattutto in quei luoghi che prima di tutto dovrebbero accogliere con umiltà la Parola di Dio. La Chiesa come istituzione, con la sua gerarchia, spesso si mostra impenetrabile al Vangelo, molto più legata alla sua "dottrina sociale". E così non ci aiuta a metterci all'ascolto dei piccoli e dei poveri, per i quali Pio aveva istituito una Cattedra, a sentire compassione per i fratelli tutti e per il mondo, non ci accompagna verso quel faticoso percorso verso la conversione.

Negli scritti di Pio c'è quasi sempre un tentativo, dopo aver individuato i guasti della sua Chiesa , di indicare nuove vie da percorrere sulla via della conversione. Ma mi rendo conto che è molto difficile per noi tutti. Al suo funerale, una istituzione (la Cappella , la sua comunità) invita un'altra istituzione ( Il Rettore) a fare solo "presenza", a rafforzare probabilmente il suo "potere". Lo si è fatto per onorare la memoria di Pio? Spero nella buona fede del gesto, ma siamo fuori strada. Pio parlava spesso della seduzione del potere.

A volte mi arrabbiavo quando sentivo Pio attraversato da una certa sofferenza per un senso di impotenza e di solitudine. Lo sentivo dire : "mi capiscono di più quelli che dicono di non credere". Comunque, ostinatamente, e fino alla fine, " sempre incalzato (dallo Spirito) , mai inca.....to !" , ha cercato di indicarci un percorso, e ci ha lasciato una TRACCIA .

Alberto: Certe difficoltà di Pio nascono dal problema di conversione che c'è anche da parte della Chiesa, come si evince dalla cosiddetta scelta culturale che ha improntato l'azione dell'episcopato italiano negli ultimi anni, contraddicendo tanto il rispetto della laicità che l'annuncio evangelico. LE Beatitudini sono in qualche modo il manifesto dei cristiani e della laicità nel senso spiegato da Pio, ma nella mentalità comune si fatica a comprendere ed accogliere lo spirito delle Beatitudini.

Liborio: Il Battesimo imprime il carattere, significa che è Dio che si lega a noi indissolubilmente. Il dono di Dio all'uomo è irrevocabile. La scelta di Dio è così radicale che ci dona se stesso in Cristo. Abita in noi. La scelta per sempre di Dio è essere presente in ognuno di noi.

Franco: Ad Antonio che si dispiace dell'incomprensione per l'impegno di Pio rispondo: che dovrebbe dire Gesù dopo 2000 anni? Quindi Pio ha fatto la sua esperienza di cristiano, uomo, credente, che ha capito delle cose e le ha vissute.

Fu cacciato dalle Acli perché c'era una incompatibilità fra la volontà della CEI di ristabilire il dominio sulle Acli rispetto alla proposta di Pio che voleva mantenere l'autonomia della vita dei cristiani delle Acli. E' questo che ha fatto soffrire Pio e ha fatto soffrire noi. D'altra parte il credente cui è data la grazia di capire questo non gli resta che testimoniare. La nostra vocazione non è avere successo. Il fatto che ci riuniamo attorno alla sua proposta non è poco.

Cosa facciamo: il tema centrale è la conversione, è come essere! Se mi converto tutto quello che faccio è coerente con la volontà di Dio. E' il mio essere trasparente testimone della potenza dell'amore. Il Regno è tra noi: essere profeti è riconoscere dentro la notte i segni del Regno che è qui. La conversione è mettersi in sintonia con questi segni a qualunque costo. (cfr. Salmo 8: ... ci ha fatto poco meno degli angeli ...). Ho dentro di me la capacità di amore di Gesù, vero uomo incarnato? La gente ti riconosce perché sei vero uomo che ama.

La domanda: chi vince alla fine. Vi parlo un attimo della mia esperienza. Vado a fare il responsabile dell'organizzazione dei DS. Faccio assemblee sul territorio (da novembre a febbraio). Propongo una analisi della realtà che rilevo, fanno finta di credermi, ma delle proposte che avanzo non se ne fa nulla. Fui trattato come un utopista. Ma oggi la credibilità dei partiti è all'8%. Allora distrussero un partito per le ambizioni di potere. Non ho vinto io, ma loro non erano dalla parte della ragione. Mi sono ritirato in buon ordine perché in quella logica non potevo resistere. Stare in politica per il potere è u modo per sostenere quel potere idolatrico . E' per questo che Pio, Luisito non potevano stare ai vertici della Chiesa. Non è dal centro del potere che cambi il potere. Al cristiano si richiede di restare in ascolto, di fare da testimone, nello spirito di Mt. 25. La misura è difficile, e la testimonianza necessaria. In politica in quanto credente sono tenuto a starci, non per la lotta di potere, ma per la difesa dei piccoli e dei poveri. In questo consiste la laicità cristiana e la laicità democratica : o faccio giustizia o distruggo la coesione sociale e la democrazia. Il distacco del popolo dalla politica parte da una regressione delle persone. Se la democrazia non può fare a meno del popolo, il popolo può fare a meno della democrazia. Purtroppo siamo vicini a questo pericolo; ed è bene ricordare che senza coesione sociale non resiste neanche il mercato.

Se non ora quando sarà il tempo di una coscienza politica popolare?

Massimo: L'ottimismo, il pessimismo. Nell'incontro avuto con Francesco Rossi De Gasperis sembrava che muovesse quasi un rimprovero a Pio perché aveva sempre questo cruccio di vuole cambiare la Chiesa. Secondo Rossi non bisogna dare importanza alle strutture della Chiesa. Stando in Italia gli si dà più importanza, ma dall'estero è diverso. Da lontano si vede di più il popolo di Dio. La Chiesa è un'altra cosa come afferma Gislaine Lafont quando dice: non vi preoccupate, il mondo è tutt'altro. Basta andare a 500 km da Roma e la prospettiva è diversa. Il Concilio è appena all'inizio di un millennio di nuova storia. Parliamo di speranza, di vedere i segni. La speranza è questa, il Regno c'è. Il male c'è, non ce se ne deve preoccupare.

Ancora riprendendo il colloquio avuto con Rossi de Gasperis: io sono attento al particolare, Pio all'universale. Pio vuole salvare tutti; no, no, c'è stata la elezione di un popolo, poi verranno gli altri popoli. La speranza è la speranza messianica.

Giulio : la crisi della politica può essere occasione di risveglio delle coscienze. La catastrofe può aprire spazi di cambiamento nelle coscienze . Mi viene in mente, a proposito della nostra riflessione, l'invito che ascolteremo nel vangelo di domani, prima domenica di quaresima: Convertitevi e credete al Vangelo, il tempo è compiuto.

Soana: segnala un libro di Roberto Mancini "Il senso del tempo e il suo mistero"(collana "Al di là del detto").

Alberto ricorda le date dei prossimi impegni:

6 marzo 2012: lectio di Pino Stancari su Zaccaria ( capitoli 9-14) ore 19,00-20,30

16-17 marzo : incontro di discernimento ad Urbino guidati da Suor Chiara Patrizia

31 Marzo : incontro di preparazione alla Pasqua con don Franco Amatori - Messa (ore 9,30-12,00)

14 aprile: incontro di discernimento sui punti 6 e 7 della traccia di Pio.( ore 9,30- 13,00) . Introduce la riflessione Soana.

Appendice 1: Per la formazione di una coscienza politica: l'insegnamento di P. Pio Parisi, di Giorgio Marcello

Appendice2: Annunciare il Vangelo in una società laica, da Koinonia, gennaio 2012

Appendice 3: Quel regno vicino, di Paolo Ricca (segnalato da Roberto Giordani)

Discernimento


Incontri 2011-2012


  • febbraio 2012
    Laicità
    Riflessioni sul punto 5 della traccia di Pio