Incontri di discernimento e solidarietà
 
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L’UNICO PANE

lettura spirituale di Mc 6,6-8,30

Il cuore dell’uomo è duro, Gesù raccoglie intorno a se i dodici, fonda la comunità dei discepoli, per sperimentare l’educazione del cuore umano. Gesù costituì i dodici perché «stessero con lui e per mandarli a predicare..». (3,14) In questo versetto è riconoscibile una specie di sommario che anticipa lo svolgimento delle tappe successive: perché stessero con lui; per mandarli a predicare.

La prima tappa si può ricapitolare come la pedagogia del sonno o della fede: Gesù dorme sulla barca mentre attraversano il mare. Quell’attraversamento del mare acquista nel linguaggio catechetico dell’evangelista Marco il valore simbolico di un viaggio attraverso il cuore dell’uomo. Il sonno di Gesù dormiente è il sonno del Figlio che riposa sul seno del Padre. E’ esattamente per riposare con lui che ha convocato i discepoli, che ha fondato la comunità: raccogliere attorno a se una comunità di ascoltatori della Parola che siano affidati all’iniziativa del Padre. «Non avete ancora fede?» Così Gesù si rivolge ai discepoli quando questi lo svegliano spaventatissimi per quello che sta succedendo in seguito alla tempesta scoppiata sul mare. Non avete ancora fede?

Nel cap. 5 fino all’inizio del cap. 6 Gesù dimostra di essere il signore del cuore umano andando al di là e poi ritornando al di qua del mare; dall’altra parte del cuore e da questa parte del cuore, per essere maestro nella fede, maestro nell’ascolto della Parola. Gesù realizza una vita nuova che libera dalla malattia e dalla morte.

Gesù «si meravigliava della loro incredulità»: questo riguarda gli abitanti di Nazareth, i suoi concittadini, i suoi parenti, i suoi fratelli e le sue sorelle, che si scandalizzano di lui; ma in questa incredulità sono implicati in prima istanza anche i discepoli. La pedagogia del sonno o della fede urta contro una evidenza sconcertante per Gesù: il maestro verifica che i discepoli non sono disposti a stare dove sta lui, a riposare dove riposa lui, sul seno del Padre. Non sono disposti a fidarsi così come l’ascolto della Parola, che lo impegna in prima persona, esigerebbe. Sono increduli, sordi, non ascoltano; bisognosi di una loro iniziativa autonoma, non riposano; increduli non sono disposti a stare con il figlio in obbedienza all’iniziativa paterna di Dio.

il viaggio dei discepoli

Gesù riprende in mano la situazione e rilancia la sua iniziativa pedagogica. E’ la seconda tappa di questo suo programma di insegnamento. Li ha chiamati oltre che per stare con lui per mandarli. «Adesso Gesù andava attorno per i villaggi, insegnando. Allora chiamò i dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi...» (6,7). Adesso inizia la pedagogia della missione. Un’altra metodologia pedagogica viene attuata da Gesù per verificare quello che succede nel cuore umano, per ottenere finalmente un riscontro da parte del cuore umano che sia corrispondente alla novità di cui Gesù è l’annunciatore e il testimone: il figlio che affronta le strade del deserto in obbedienza alla voce che lo chiama, alla voce del Padre.

Gesù invia in missione i discepoli, dà loro raccomandazioni, suggerimenti, avvertimenti. «E ordinò loro che oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: nè pane, nè bisaccia..». (6,8) Da questo momento i discepoli sono in viaggio. Già precedentemente li abbiamo visti muoversi accanto a Gesù, al seguito di Gesù; adesso sono in viaggio in un senso ancora più esplicito: sono inviati espressamente da Gesù. Ciò non significa affatto che Gesù li abbandona a loro stessi, che li invia per scrutare da lontano di che cosa siano capaci. L’evangelista pone come premessa al viaggio missionario al quale sono inviati i dodici questa affermazione: «Gesù andava attorno per i villaggi insegnando». Gesù è in viaggio, il viaggio dei discepoli si inserisce nel contesto del viaggio di Gesù, è Gesù che è itinerante, ed è Gesù che sta sviluppando il suo insegnamento man mano che affronta i diversi villaggi e transita attraverso di essi. Il viaggio dei discepoli è appoggiato sul viaggio di Gesù, inserito e incastonato in un contesto che prende senso in quanto il reticolo delle strade percorso da Gesù ne costituisce il disegno portante.

I discepoli ora sono fisicamente lontani dal maestro, affrontano strade che li espongono a situazioni nuove; quando Gesù li invia in missione il suo intento è esattamente quello di costruire eventi, di suscitare momenti opportuni per una esperienza di comunione. Il viaggio dei discepoli costituirà l’occasione propizia per rendere attuale la comunione tra Gesù in viaggio e i discepoli adesso inviati. Se Gesù li allontana da sè inviandoli in missione è per costringerli a sperimentare quale sia l’intenzione missionaria del maestro, quale sia l’intenzione che muove Gesù nell’adempimento del suo viaggio. Tutto questo dovrebbe consentire ai discepoli di entrare in comunione con il viaggio del maestro. Dovrebbe. Proprio l’esperienza del viaggio dovrebbe diventare per i discepoli esperienza di condivisione di quelle intenzioni che sono nel cuore del maestro viandante. Ed ecco i discepoli sono partiti. Ritorneranno nel v. 30 del cap. 6.

la paura del viaggio

Dal v.14 al v 29 del cap. 6 c’è un intermezzo che occupa lo spazio del viaggio missionario per il quale i discepoli sono stati inviati.

L’intermezzo tra la partenza e il ritorno dei discepoli è dedicato alla rievocazione della figura di Giovanni il Battista: quello che è capitato a Giovanni dal momento che Erode l’ha fatto arrestare, all’occasione tragica e squallida per cui è stato decapitato. Giovanni è stato oggetto di una violenza feroce e ingiustificata; è stato poi sepolto dai discepoli, che si sono presentati per recuperare il cadavere del loro maestro.

A questo punto gli apostoli si riuniscono attorno a Gesù per riferirgli tutto quello che è successo ma anche la notizia della morte di Giovanni Battista. E’ come se nel corso del loro viaggio, in rapporto a tutte le esperienze vissute, i discepoli avessero urtato contro la realtà della tristissima vicenda della quale Giovanni il battista è rimasto vittima. Quando tornano da Gesù, il maestro, e gli parlano di Giovanni Battista sono turbati, agitati: l’episodio della morte di Giovanni ha gettato un’ombra sulle loro strade, si sono resi conto che il viaggio, per il quale il maestro li ha inviati, li espone in modo davvero pericoloso, fino a sfiorare il limite della tragedia, così come si è verificato con Giovanni: il caso di Giovanni Battista vale per loro come minaccia; qualcosa del genere potrebbe succedere anche a loro. Quel viaggio missionario, intrapreso con energia e risolutezza, sembra adesso concludersi con mestizia e turbamento. La morte di Giovanni è anche un esito possibile e realistico della missione ricevuta dal maestro. Vogliono parlare di queste cose con Gesù e Gesù li prende sul serio, molto sul serio. E’ proprio per questo che li ha inviati, proprio per parlare di queste cose, per mettere i discepoli in quella situazione che dovrebbe aiutarli a condividere dall’interno le intenzioni di Gesù alle prese con il viaggio per il quale la voce l’ha chiamato attraverso il deserto del mondo.

quale pane?

Il viaggio prosegue, ma prende un altro significato: non più un viaggio missionario ma un viaggio come tempo di ritiro. Egli disse loro: «Venite in disparte in un luogo solitario, riposatevi un po'. Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte.» (6,31 -32) Non c’era il tempo di mangiare. Non è la prima volta che succede questo; se ne parlava già al cap. 3 v.20. Mangiare è una funzione vitale, è in questione la aspirazione vitale di Gesù: di quale cibo Gesù è affamato, di quale cibo anche ai discepoli vuole suggerire la fame? La fame esprime l’intenzione da cui è strutturata tutta una esistenza, l’intenzione che orienta i passi della vita, che dà valore al proposito di un impegno nel mondo. Quale fame è la vostra? Gesù, il maestro affamato, vuole parlare con i discepoli di cose sue, di cose che riguardano la sua fame, la sua volontà di vivere.

Il viaggio assume la fisionomia di un ritiro, che si svilupperà con alterne vicende per tutta questa ampia sezione della catechesi evangelica. Ci sono due avvenimenti che ci aiutano a comprendere qual è il significato più proprio di questo ritiro insieme con Gesù: la condivisione della fame del maestro per i discepoli ridotti alla fame.

I due episodi consistono nelle due moltiplicazioni dei pani; sono come i due fuochi di una grande ellisse narrativa. Tutto è costruito in modo tale da fare perno attorno a questi due episodi che sono in parallelo, ma sono diversi; sono due e non a caso.

Una prima moltiplicazione dei pani avviene sulla sponde occidentale del lago, al di qua del mare; la seconda moltiplicazione dei pani avviene sulla sponda orientale, al di là del mare; al di qua del mare in terra di Israele , al di là del mare in un territorio abitato dai pagani, dalle genti della terra.

Le moltiplicazioni dei pani si riferiscono a un problema di cibo. Il punto di partenza di questo viaggio come ritiro è la fame: due moltiplicazioni del cibo. Le moltiplicazioni dei pani riguardano le folle numerose, citate nei due episodi, ma riguardano anche i discepoli, che sono per definizione fin dall’inizio affamati, presenti sulla scena in quanto bisognosi di trovare sazietà. Gesù e i suoi discepoli partono per cercare quel luogo solitario adatto al ritiro sulla barca ma «molti li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero. Sbarcando vide molta folla e si commosse». (6,33,34)

Quando sbarcano in quello che dovrebbe essere il luogo adatto per lo scambio più diretto e più intimo tra Gesù e i suoi discepoli, il luogo del ritiro, già molta folla si è insediata sulla sponda del lago. Gesù si «commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, si mise a insegnare molte cose».(6,34) E’ uno sguardo pastorale il suo, ed è uno sguardo che rivela quale commozione agiti le viscere del maestro ( letteralmente: si agitano le interiora). La profondità del cuore si è spalancata. "Si commosse per loro".

Tutto questo avviene in contraddizione con il proposito di partenza; il ritiro insieme con i discepoli non può avere luogo perché c’è la folla. Eppure tutto lascia intendere che proprio così l’intenzione pedagogica del maestro verso i discepoli trova la sua vera attuazione. Proprio per questo Gesù ha chiamato i discepoli, per verificare quale intenzione pastorale sia presente nel loro cuore. Ed è Gesù che dà testimonianza in modo così immediato, così semplice, di quella apertura che gli si spalanca dentro al cuore. Un cuore missionario, il cuore del maestro, un cuore nel quale quella moltitudine, che appare come un gregge disperso, perché il pastore è venuto meno, trova uno spazio accogliente, una commossa testimonianza di compassione.

Gesù ha chiamato i discepoli in disparte per verificare cosa succede nel cuore dell’uomo: quale fame avete? Questa è la fame del maestro: la compassione per la moltitudine umana, pecore senza pastore.

A questo punto intervengono i discepoli che fanno notare che il luogo è solitario, l’ora è avanzata e bisogna quindi congedare la folla. Gesù insiste presso i discepoli: «date voi stessi da magiare!» Quale fame voi potrete saziare se non è la vostra fame che darà ad essi accoglienza e cibo? E’ esattamente così che Gesù maestro sazia la fame della folla: in forza della sua fame, quella fame che gli apre il cuore, glielo spalanca, glielo spacca in uno slancio semplice e travolgente. Gesù vuol vivere, e questo suo desiderio di vivere coincide con quella forza che gli spacca il cuore così da dar spazio alla moltitudine umana, pecore senza pastore. Voi date da mangiare!

I discepoli ricorrono a considerazioni molto logiche, divagano, si giustificano: «Dobbiamo andare noi a comprare duecento danari di pane e dar loro da mangiare?» Una somma ingente, bisognerebbe trovarla, ma ci sono complicazioni di ogni genere per soddisfare la fame di quella folla. E Gesù insiste: non sono i duecento danari di pane, è la fame che vi apre il cuore; è il vostro desiderio di vivere che sazierà la folla; è la fame del pastore che sazia le pecore. I discepoli tergiversano. Finalmente Gesù prende i pani e i pesci, quelli che hanno i discepoli con loro, non di più di quanto è presente nelle loro bisacce, cinque pani e due pesci, pronuncia la benedizione e spezza i pani.

Questo gesto, il gesto della fractio panis, esprime mirabilmente, con efficacia sacramentale, quella frazione del cuore di cui Gesù ha dato testimonianza con tutto il suo comportamento. Gli si sono mosse le viscere alla visione della folla, perché il cuore missionario del maestro accoglie le pecore disperse. Tutti mangiarono e si sfamarono; tutti, compresi i discepoli, e avanzarono dodici ceste piene di pezzi di pani. Dodici ceste come dodici sono i discepoli; ogni discepolo ha una cesta di pezzi di pane avanzato. Tutti si sono saziati.

l’impossibile attraversamento del mare

Subito dopo Gesù ordina ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull’altra riva presso Betsaida. Adesso Gesù rimane solo per congedare la folla e i discepoli sono inviati in barca a Betsaida. Di nuovo un tempo di verifica: Betsaida sta dall’altra parte del mare, sulla sponda orientale; Gesù li manda a Betsaida, e questa volta dovrebbero attraversare il mare da soli. Un altra volta avevano tentato di attraversare il mare, essendo Gesù presente sulla stessa barca, e non erano nemmeno riusciti a scendere dalla barca; adesso Gesù li invia a Betsaida, mentre egli resta per congedare la folla e salire poi sul monte a pregare.

Di notte, mentre i discepoli sono sulla barca, si alza un vento contrario. Il mare è invalicabile per i discepoli, il mare è chiuso, il viaggio è impossibile. Il cuore non si è aperto. Nel pieno della notte Gesù si presenta in mezzo al mare; i discepoli lo scambiano per un fantasma, Gesù si fa riconoscere e sale sulla barca mentre il vento cessa. « Ed erano enormemente stupiti in se stessi perché non avevano capito il fatto dei pani, essendo il loro cuore indurito».(6,52)

E’ chiuso il mare perché è chiuso il cuore, perché non hanno capito il fatto del pane spezzato, non hanno capito che il cuore del maestro è spezzato, non hanno capito che il maestro sta premendo presso di loro perché il loro cuore si spezzi. "Avevano il cuore indurito". Non arrivano a Betsaida. Compiuta la traversata, prendono terra a Genesaret. Genesaret sta sulla sponda occidentale, su questa sponda, essi dunque tornano indietro!

A Genesaret c’è un altro movimento di folla, tutti vogliono toccare Gesù. Comincia così un’altra lunga tappa del viaggio, che ancora si presenta come un tempo di ritiro, ma questa volta il viaggio è per via di terra. Anche la geografia nel vangelo secondo Marco è ordinata da intenzioni di ordine catechetico. Non è possibile attraversare il mare e tuttavia bisogna arrivare all’altra sponda; è necessario prendere una strada più larga e più impervia, non si può fare diversamente. Si tratta di situazioni alternative, ma l’obiettivo pedagogico del maestro rimane il medesimo: bisogna arrivare dall’altra parte, bisogna aprire il cuore. Il discorso riguarda Gesù e i suoi discepoli; è nel contesto di questa comunità che Gesù deve, in qualità di maestro, verificare il suo progetto: il cuore è indurito, ebbene, si andrà per via di terra. Si muovono adesso verso Nord Ovest e poi procederanno, facendo un ampio giro, nelle regioni settentrionali fino ad arrivare, discendendo da Nord Est, sulla sponda orientale del lago.

Nel corso del viaggio Gesù parla con i discepoli di ciò che rende impuro il mondo, la vita, il cuore. Non ciò che entra nella bocca, il cibo che mangiamo, ma le immondezze che scaturiscono dal cuore inquinato, queste sono le impurità. Intervengono i farisei: « Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione, ma prendono cibo con le mani immonde?»

la seconda moltiplicazione dei pani

«Di ritorno dalla regione di Tiro, passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decapoli....» Siamo arrivati dall’altra parte, ma per via di terra. La pazienza di questa lunga e complessa catechesi è accompagnata da esperienze e incontri esemplari: la donna sirofenicia, un sordomuto. Siamo adesso nel territorio della Decapodi, dall’altra parte del mare.

Assistiamo alla seconda moltiplicazione dei pani. Il racconto ricalca lo schema che già abbiamo incontrato, ma c’è una evoluzione sintomatica, proprio perché si è evoluta nel frattempo la relazione tra Gesù e i discepoli. « In quei giorni, essendoci ancora molta folla che non aveva da magiare, chiamò a sè i discepoli e disse loro..».(8,1) E’ Gesù che adesso piglia l’iniziativa, è Gesù che si rivolge direttamente ai discepoli, è Gesù che vuole riproporre loro una questione già affrontata. Dopo tutto quello che è successo si attende finalmente una verifica positiva. C’è molta folla, non hanno da magiare, Gesù chiama appositamente i discepoli e dice «sento compassione di questa folla».(8,2) Sembra proprio un maestro che si prepara a fare l’esame ai propri scolari: chiede esattamente quello che ha insegnato nel corso delle sue lezioni, calibrando la parola e l’immagine. «Io sento compassione di questa folla perché già da tre giorni mi stanno dietro e non hanno da mangiare». E’ sempre quel verbo che già abbiamo incontrato: mi si muovono le viscere, mi si apre il cuore, mi spacco dentro, perché questa folla non ha da magiare. Questa è la mia fame, la fame del pastore, questo è il mio desiderio di vivere, lo spazio che si apre in me per accogliere la moltitudine. Sono esposti tutti i dati del problema: questa è la premessa. Adesso cosa dobbiamo fare? «Risposero i discepoli: E come si potrebbe sfamarli di pane qui in un deserto!».(8,4) Non è cambiato niente! Gesù sta chiedendo: ma voi che cuore avete? Io sento compassione per questa folla, voi cosa dite? "Noi non abbiamo pane per dare da mangiare a questa folla"! Siamo in un deserto! Il maestro vuole imboccare i discepoli, pronuncia quella parola una sillaba dopo l’altra, devono soltanto aggiungere l’ultima sillaba e.. non viene! Non viene. Dimmi quello che ho ribadito con tanti esempi, per tutto un lunghissimo corso di lezioni, dimmi quella parolina, sola quella, e sarai promosso. E quella parolina non viene! Ecco, così, e invece.. Siamo in un deserto e non si può dare da mangiare alla folla in un deserto!

Gesù domandò loro: «quanti pani avete. Dissero sette». La risposta è anche seccata: precisa, puntuale, burocratica: sette! Hanno fatto l’inventario: sette. «Gesù ordinò alla folla di sedersi per terra, prese allora quei sette pani e rese grazie. Li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. Avevano anche pochi pesciolini; dopo aver pronunziato la benedizione su di essi, disse di distribuire anche quelli».

Un pane spezzato una prima volta sulla sponda occidentale, un altro pane spezzato sulla sponda orientale, ma è lo stesso pane spezzato di qua e di là dal mare. E’ questo unico pane spezzato che stabilisce continuità e comunione tra le due sponde del mare, tra Israele e i pagani; è un unico pane spezzato che esprime in se stesso la forza di quella compassione che apre il mare, che apre una strada nel deserto, che spacca il cuore degli uomini. E’ il segno eucaristico, rivelazione di un cuore spezzato, che fa l’unità della famiglia umana, che raccoglie i dispersi, che fa di Israele e delle genti una unica comunità di creature redente perché l’unico maestro e signore del cuore umano è protagonista di questa novità. La volontà di Dio apre il cuore di tutti gli uomini e di ogni uomo. Questo è il segno del pane spezzato.

I discepoli sono distratti, insensibili, quasi estranei all’evento. Subito Gesù salì sulla barca con loro e andò dalle parti di Dalmanuta. Dalmanuta non si sa dove stia. Potremmo anche tradurre così: "andarono a quel paese", "li mandò a quel paese". Dovevano arrivare a Betsaida e non ci sono arrivati; dovevano fare un lungo giro per via di terra, ma ora montano in barca e vanno a.. Dalmanuta. Sembra quasi una gita turistica, una gita parrocchiale.

Mentre sono in viaggio per Dalmanuta spuntano dei farisei. Non si capisce bene da dove spuntino, spuntano come le pietre. In realtà con Gesù ci sono i discepoli, solo loro; i farisei sono qualcosa che sgorga da dentro il rapporto tra Gesù e i discepoli: là dove il cuore dei discepoli non si apre, là si presenta la richiesta dei farisei, che discutono con Gesù. Essi gli chiedono un segno dal cielo per metterlo alla prova. «Ma egli, traendo un profondo sospiro disse:’ Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico: non sarà dato nessun segno a questa generazione» (8,12) Nessun altro segno, se non il segno del pane spezzato.

il solo pane

«Lasciatili, risalì sulla barca e si avviò all’altra sponda». Gesù sembra sul punto di rinunciare all’impresa. Non è la rinuncia di chi non mira più all’obiettivo, semmai questo comportamento di Gesù ci fa intendere che comincia ad affiorare nell’animo del maestro la convinzione che bisogna provvedere in altra maniera, perché, per adesso, il cuore degli uomini non si apre. Con la pedagogia del sonno o con la pedagogia della missione il cuore dei discepoli non si è aperto. Gesù sta pensando ad altro. «Risalì sulla barca e si avviò all’altra sponda». I discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con se che un pane solo. Un pane solo: è Gesù! E’ l’unico pane che sta sulla sponda occidentale e sulla sponda orientale, quell’unico pane spezzato che è il cuore spezzato del maestro. Avevano un pane solo!

L’evangelista Marco ci porta a contemplare il mistero del pane spezzato che è l’eucarestia. Subito dopo infatti si discute del pane lievitato e del pane azzimo, del pane eucaristico. Gesù si accorge della discussione dei discepoli: «Perché discutete che non avete pane. Non intendete, non capite ancora? Avete il cuore indurito?» (8,17) Inizialmente questo era stato detto degli avversari di Gesù, di coloro che disputavano con lui, i farisei e gli scribi dei farisei: essi avevano il cuore indurito. Gesù ha chiamato i discepoli proprio per intraprendere la sua avventura di maestro allo scopo di aprire un varco nel cuore degli uomini. Adesso verifica che anche il cuore dei discepoli è indurito. Una verifica più deludente di così non poteva essere ottenuta! "Anche voi avete il cuore indurito". «Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste ricolme di resti avete portato via?’ Gli risposero: dodici. E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via? Gli dissero: sette. E disse loro: non capite ancora?» (8,18-21).

la svolta

Giunsero a Betsaida e qui compare un cieco. La relazione tra Gesù e questo cieco prelude a un cambiamento di strada per lui e per tutti. Gesù si è reso conto che per aprire un varco nel cuore degli uomini bisogna percorrere un’altra strada, quella che indica a questo cieco una volta che lo mette in grado di vedere: «va a casa e non entrare nemmeno nel villaggio». E’ una contraddizione palese: lo rimanda a casa dicendogli di non entrare nel villaggio, proprio dove il cieco aveva la casa. Bisogna percorrere un’altra strada che porta ad un’altra casa. Il cieco riacquista la vista in quanto è avvicinato da Gesù e coinvolto da Gesù nella ricerca di un’altra strada che conduce ad un’altra casa. Qui il dialogo tra Gesù e i discepoli segna la svolta tra la prima e la seconda parte della catechesi evangelica. «Cosa dice la gente di me? Chi sono io?». (8,27) Gesù, il maestro, non pretende più dai discepoli risposte che siano espressione di un cuore aperto. E’ Gesù, il maestro, che non ha ottenuto risposta, che subisce il fallimento della sua opera, che patisce il rifiuto, è lui proprio in quanto fallito nella missione di insegnare, è proprio Gesù che adesso aprirà il suo cuore. Chi sono io ? «Cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare. Gesù faceva questo discorso apertamente». (8, 31) Per la prima volta Gesù parla del rifiuto a cui va incontro, del rifiuto in atto, in quanto i discepoli hanno frainteso tutto del suo insegnamento; Gesù parla per la prima volta della sua prossima passione e morte. Così si compie la missione che la voce ha affidato al figlio.


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